Descrizione de LA TERZA ELICA

Descrizione de LA TERZA ELICA

di Dario Morandi

Fino a qualche anno fa, mi comportavo come si comportano tutti, mi preoccupavo di costruirmi una carriera e sognavo di diventare una rock-star, sognavo la ricchezza e la popolarità. Ero giovane e pieno d’energia (diciamo più giovane) e non mi preoccupavo del futuro. O meglio, non consideravo minimamente il fatto che ogni mia scelta presa in quel presente, avrebbe avuto ripercussioni sul mio futuro. La mia salute e il mio corpo per esempio (quello che molte culture chiamano il “Tempio dell’Anima”) non rivestivano un’importanza particolare e gli facevo e mi facevo, tutto quello che mi andava di fare o che credevo di voler fare. Cibo spazzatura, alcolici o super alcolici e sigarette, erano abitudini all’ordine del giorno.


Poi è successo qualcosa, ho capito che non potevo andare avanti così, che dovevo prendermi la responsabilità della mia vita, della mia salute e della mia persona. Ricordo ancora quel giorno, tutto ha avuto inizio con un sogno che ebbe un grande effetto su di me (il sogno lo ricordo ancora ma non intendo tediarvi con le mie paranoie giovanili – chi desidera conoscerne il contenuto mi può contattare sulla pagina Facebook  e che ha dato il via a un percorso che continua tutt’oggi.

Bene, a questo punto della vostra lettura, ho già scritto più di 200 parole, ma tutto si potrebbe ridurre e riassumere in quell’unica parola scritta in neretto: responsabilità.

Le prime vittime che hanno subito la mia logorroica guerra di convincimento, sono stati i miei parenti, ma nessuno voleva darmi ascolto. “Ma come, ho scoperto questo incredibile stile di vita che ti restituisce gioa e vitalità, e nessuno vuole ascoltarmi, ma come è possibile?”

Non solo nessuno voleva ascoltarmi, ma ero anche invitato spesso e volentieri a farmi i fatti miei e di non rompere le scatole (sappiate che i termini erano meno delicati di questi, spesso i parenti non si preoccupano di essere troppo “diplomatici”).

Quella è stata una lezione dura da imparare, non è facile vedere le persone che ami, ammalarsi (anche gravemente) o perdere la gioia di vivere perché intrappolate in un’illusione che vedono solo loro, sapere di potergli offrire una via d’uscita e non essere ascoltato. Anzi no, peggio, non essere capito. Ci ho provato un’infinità di volte, ma quella era la mia lezione… e la loro vita.

In quel frangente ho capito che nessuno può far niente per nessuno, volenti o nolenti, siamo tutti responsabili solo e soltanto delle nostre scelte. O peggio delle nostre non-scelte. Si perché è questo secondo me il vero dramma che affligge la maggior parte delle persone. Cresciamo in un sistema che ci chiede di non pensare troppo, non ne siamo capaci, “Lasciate fare agli esperti”, ci dicono. “Cosa vuoi saperne tu del tuo corpo, sei un medico forse?” E allora non ti preoccupare, “Fuma quanto vuoi, bevi quanto vuoi, mangia tutto il junk-food che vuoi, tanto poi c’è la pillolina che risolve tutto.”

E questa attitudine mentale si allarga a tutto. Perché preoccuparsi del proprio mondo o della propria società, in fondo ci lasciano segnare una X sulla scheda una volta ogni 5 anni. E quindi basta così, una volta svolto quell’unico “diritto/dovere” il nostro compito è finito. Perché arrovellarsi troppo il cervello con problemi più grandi di noi che tanto non potremo né risolvere né cambiare. Chi siamo noi per poter pensare di cambiare qualcosa, cos’è tutta questa presunzione? E allora deleghiamo. Deleghiamo per tutto: ai medici deleghiamo la nostra salute, ai politici deleghiamo la gestione del nostro ambiente (e se poi decidono di scavare tunnel inutili per interessi economici… siamo noi che li abbiamo votati), deleghiamo i media e gli organi d’informazione per raccontarci come stanno le cose (come se non ci fossero anche lì interessi economici e corruzione). Deleghiamo persino la cura dei nostri figli. Ci hanno talmente convinto che si debba lavorare otto ore al giorno per sei giorni alla settimana e 330 giorni all’anno, che scendiamo persino in piazza per chiedere che ci diano un posto da schiavitù (pardon, lavoro). E così i figli non li cresce più nessuno, oggi devono lavorare sia la mamma che il papà, un po’ perché c’è bisogno di portare a casa due stipendi e un po’ perché entrambi hanno il “diritto” di fare carriera! Quando ero ragazzo io, c’erano ancora i nonni, ma oggi non non ce ne sono più molti che godono di questa fortuna. Sapete perché? Perché la vita si sta accorciando (di cinque anni circa rispetto il secolo scorso). Non ci credete? Fatevi un giro in qualche cimitero e guardate le date sulle lapidi più vecchie e paragonatele con quelle più recenti. Io l’ho fatto (no, non ci sono andato apposta per questo) ed è stato uno shock. 

Ma ora sto divagando. Il punto è che è tutto un inganno, un’illusione. Il mondo non deve essere per forza così. Prima di tutto partiamo dal fatto che già oggi, grazie alla robotizzazione e all’automazione, almeno il 64% dei lavori attualmente svolti da esseri umani, è virtualmente inutile. E la percentuale non farà che crescere. E allora? Cosa succederà quando le fabbriche per risparmiare sulla manodopera, avranno licenziato tutti gli operai? Chi potrà comprare le cose che produrranno? Ci troviamo in un vero cul de sac, ma non è casuale, e nemmeno reversibile. Chi governa il mondo vuole che ci siano caos, divisioni, lotte, infelicità e ignoranza. “Loro” vincono col “Divide et impera”, cioè “Dividi e conquista”. 

L’unico modo per cambiare le cose è “Non delegare più”. Il potere che governa le nostre vite non è loro, è nostro, lo è sempre stato e possiamo riprendercelo in qualsiasi momento, ma dobbiamo prima di tutto assumerci la totaleresponsabilità delle nostre scelte e anche delle nostre non-scelte.

Una persona informata è una persona pericolosa, ma la verità (o almeno qualcosa che si può avvicinare alla verità) non ce la possiamo aspettare da chi dirige la banda. Se foste voi a guidare la mandria, gli direste mai che la state portando al mattatoio? Non credo. E allora perché dovrebbero dircela quelli che ci fanno lavorare per più di 40 ore alla settimana per pagare tasse ingiuste (lo sono tutte), servizi scadenti (solo i nostri) e bisogni inutili (status symbol destinati a rompersi appena scaduta la garanzia)? 

La storia che ho voluto raccontare nel mio libro, è la storia di tutti noi. Il protagonista del mio libro, sono io in qualche modo, ma anche molti miei parenti e amici. E anche tante persone che vedo intorno a me. Fortunatamente io scrivo di un risveglio, di una presa di coscienza che spero di vedere un giorno non solo nelle persone a me vicine e care, ma in tutti gli esseri umani (o almeno la maggior parte). È per questo che ho scritto “La terza elica”, desideravo e desidero che possa essere d’aiuto a chi cerca qualcosa, non tanto delle risposte, ma delle domande. Senza prima le domande non si arriva a nessuna risposta e il problema è che oggi tanti non si fanno più nessuna domanda, “Va bene così, tanto non ci si può fare niente.” Non è vero. NON È VERO!!

Avrei voluto che qualcuno dei miei cari avesse potuto leggerlo, ma non è stato possibile, e forse senza il loro involontario esempio, non lo avrei mai scritto. Quindi alla fine tutto va semplicemente come deve andare. Spero solo che ora questo mio impegno possa essere d’ispirazione e d’aiuto a qualcuno.

Chiunque tu sia, già solo per il fatto che hai impegnato un po’ del tuo tempo prezioso per leggere queste mie riflessioni, già solo per questo sento di volerti bene e ti ringrazio.

Indipendentemente dal fatto che tu voglia o meno leggere il mio libro, hai usato un po’ del tuo tempo per ragionare insieme su alcuni degli argomenti che mi stanno così a cuore e tanto mi basta. Se anche solo queste poche parole ti sono servite, io mi ritengo pienamente soddisfatto.

Namastè

Dario Morandi

Acquista l’E-book

Acquista il libro

Info: Mail dario.morandi.4@gmail.com

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *